Perché fertirrigare e come farlo bene: alcuni consigli pratici

La nutrizione delle colture è uno degli aspetti più importanti della produzione.

Essa infatti influisce sia sulle quantità che sulla qualità del raccolto ed esercita un’indubbia influenza anche sull’aspetto sanitario delle colture e sulla loro resistenza agli attacchi degli agenti patogeni.

Le risposte che occorre conoscere per effettuare una efficace concimazione sono:

  • Quanti e quali elementi nutritivi distribuire
  • Quando devono essere disponibili
  • Come ottimizzare la loro efficienza riducendo gli sprechi ed evitando carenze.

Quanti e quali elementi

Tutte le colture per svilupparsi in modo adeguato e produrre necessitano macro, meso e microelementi: N, P, K, Mg, Ca, Fe, Mn, B, Zn, Cu, Mo (etc.).

Questi elementi nutritivi non devono mai mancare nelle giuste quantità; se anche uno solo di questi elementi non raggiunge la soglia minima, che è tipica per ogni coltura, per ogni fase colturale, per ogni suolo e clima, la pianta riduce conseguentemente il suo potenziale produttivo, allontanando le rese dalla situazione ottimale.

Le necessità in termini quantitativi dipendono anche dal livello produttivo atteso. Per questo si consultano le tabelle delle asportazioni delle colture, moltiplicando i coefficienti dei singoli elementi per le rese previste.

Il rapporto tra i singoli elementi nutritivi varia invece con la fase colturale e non con la resa attesa.

Nel bilancio va anche tenuto conto del quantitativo di elementi nutritivi che il terreno sa rendere disponibili, e i tempi di questa disponibilità.  

Ci sono poi elementi nutritivi che sono indesiderabili, o perché deprimono le produzioni in alcune colture sensibili (ad esempio il cloro), perché peggiorano le caratteristiche chimico-fisiche del suolo (ad esempio il sodio) o perché si accumulano nei tessuti vegetali creando problemi per il consumatore (ad esempio metalli pesanti). A volte quest’ultimo caso può anche riguardare elementi normalmente fondamentali, se disponibili in dosi eccessive (ad esempio nitrati).

Gli eccessi di singoli elementi (soprattutto microelementi) determinano spesso fito-tossicità e/o squilibri dell’assorbimento di altri.

Quando devono essere disponibili gli elementi

Le piante tentano di assorbire tutti i giorni e in misura differente a seconda della fase colturale e dell’andamento climatico i singoli elementi nutritivi.

Se esprimiamo i rapporti tra i singoli elementi, e soprattutto i macro-elementi (azoto, fosforo e potassio) in base alle curve di assorbimento di ognuno di essi, troviamo che il loro rapporto cambia durante la coltura.

Se ad esempio durante la fase di attecchimento o durante la fase vegetativa può prevalere un rapporto 1:1:1 (rapporto fra azoto, fosforo e potassio), in seguito le esigenze in termini di potassio tendenzialmente aumentano più delle altre e in fase produttiva è più frequente un rapporto di assorbimento tipo 2:1:4. 

Per i meso e i microelementi il discorso è diverso: gli assorbimenti avvengono in modo normale durante tutto il ciclo colturale, ma alcuni picchi di maggiore richiesta differenti per ogni elemento si registrano in determinati momenti del ciclo colturale, come ad esempio il boro in fioritura o il calcio durante l’ingrossamento dei frutti.

Anche la concimazione dopo la raccolta riveste un ruolo importante nelle colture pluriennali, poiché consente un accumulo di sostanze di riserva all’interno della pianta e permette una migliore ripresa all’inizio della stagione successiva, magari in un periodo dell’anno nel quale le fertirrigazioni non sono ancora possibili.

I tre modi di effettuare la concimazione

La pratica tradizionale della concimazione consiste nel distribuire concimi in forma granulare o liquida in tre principali modalità e momenti

  1. la concimazione di fondo, durante il periodo di riposo della coltura
  2. nel caso delle colture annuali, prima dell’impianto (trapianto o semina)
  3. la concimazione in copertura, con coltura in atto, che a sua volta può essere effettuata in più interventi.

Un maggior numero di interventi in copertura (terzo caso) consentirebbe di avvicinare le dosi e i rapporti nutritivi ai tempi e ai ritmi di assorbimento della coltura, ma il costo dell’operazione aumenta con il numero degli interventi, per via del maggiore impiego di macchine e manodopera.

È evidente che con questa tecnica, anche nella migliore esecuzione, la concimazione avrà una scarsa efficienza.

Al momento della concimazione di fondo non avremo alcuna idea delle condizioni climatiche che seguiranno, e inoltre occorrerà distribuire grandi quantità degli elementi, soprattutto quelli poco mobili come fosforo e potassio, per avere una ragionevole probabilità che gli apparati radicali li trovino e li assorbano. Questo determina un pericoloso accumulo di sali in alcune zone, in una fase della coltura in cui l’apparato radicale è particolarmente sensibile alla salinità.

Durante la stagione, gli andamenti climatici e le fasi colturali determineranno maggiori o minori assorbimenti, perdite per dilavamento o per evaporazione, senza che l’agricoltore possa intervenire.

Il terreno più o meno argilloso, la sua capacità di scambio, la reazione (pH) più o meno alcalina, o acida, il contenuto di calcare, influiranno sulla disponibilità degli elementi, come nel caso della retrogradazione del fosforo, o della insolubilizzazione del ferro, solo per citare i casi più frequenti.

Come ottenere la massima efficacia con la fertirrigazione

Per ottimizzare l’efficacia dei fertilizzanti apportati occorrerebbe dunque aggirare il “problema suolo” evitando le insolubilizzazioni, e distribuire i concimi in modo che le loro unità nutritive siano disponibili solo quando la pianta ne ha bisogno, né prima e né dopo, e nella giusta quantità.

La fertirrigazione è l’unica tecnica che consente di farlo, per di più senza costi aggiuntivi ma sfruttando la sinergia di assorbimento con l’acqua, altro fondamentale fattore produttivo.

La fertirrigazione è una tecnica molto utile anche perché consente di somministrare alle colture in maniera accurata e precisa le unità fertilizzanti necessarie, all’interno di una soluzione nutritiva con salinità contenuta, tale da non danneggiare i peli radicali più sensibili, che sono anche quelli dotati della maggiore capacità di assorbimento.

Lo sviluppo della coltura potrà essere assecondato, guidato o corretto con il sapiente uso della fertirrigazione. Le quantità di acqua e di fertilizzanti distribuite saranno sempre inferiori, a parità di produzione, rispetto a quelle applicate con qualunque altra tecnica.

Un errore frequente in alcune aree frutticole italiane è quello di irrigare a goccia senza fertirrigare. In questo modo si determina un dilavamento dei fertilizzanti presenti nel suolo verso la periferia delle zone esplorate dalle radici assorbenti, che invece tendono a concentrarsi nell’area al di sotto dei gocciolatoi. Questi accumuli alla periferia della “cipolla” esplorata determinano anche spesso concentrazioni saline dannose per le radici che li raggiungono. 
La fertirrigazione di conseguenza è la migliore tecnica per concimare e come tutte le tecniche occorre farla bene.

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